Verso l'ideale. spazio centinato diviso in tre riquadri sovrapposti ospitanti scene patriottiche

manifesto propagandistico, 1890 - ante 1904

Lettura iconografica: figure femminili; figure maschili; ritratti; re; politico; generale; militare; condottiero; patriota; tre registri; allegoria dell’Italia e del Plebiscito; leone di san Marco; architetture; Campidoglio; balaustra; allegoria della Redenzione e del Tempo; soldati; allegoria dell’Italia; architetture veneziane. Categoria merceologica/ tipo evento: guerra; Risorgimento; guerre d’Indipendenza italiana; patriottiche e combattentistiche. Nomi: Vittorio Emanuele II; Giuseppe Garibaldi; Camillo Benso conte di Cavour; Napoleone Bonaparte; Plebiscito del 1866; Unità d’Italia; Trattato di Campoformio; Moti del 1848; Battaglia di Lissa; CNI; Comitato Nazionale Italiano. Luoghi: Italia; Trieste; Trento; Ledro; Bezzecca; La Maddalena; Caprera; Croazia; Lissa

  • OGGETTO manifesto propagandistico
  • MATERIA E TECNICA carta/ litografia
  • MISURE Altezza: 50 cm
    Larghezza: 34.5 cm
  • ATTRIBUZIONI Sugana Luigi (1857/ 1904)
    Martini Alberto Giacomo Spiridione (1876/ 1954)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Raccolta Nando Salce
  • LOCALIZZAZIONE Complesso di Santa Margherita e San Gaetano
  • INDIRIZZO Via Carlo Alberto, 31, Treviso (TV)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il Veneto fu annesso all' Italia attraverso un «plebiscito truffa» sia per le modalità di svolgimento dello stesso (voto tutt'altro che segreto), sia perché la Regione era già passata ai Savoia in seguito a trattative dirette con la Francia. Le conseguenze del «cambio di campo» avrebbero portato, oltre a fame e miseria, a una massiccia emigrazione verso l' America. Quando il Regno di Sardegna, nel 1859, entrò in guerra contro l' Austria a fianco della Francia, Cavour sperò che le truppe piemontesi e francesi avrebbero combattuto insieme sino alla conquista del Veneto e del Trentino. Ma Napoleone incontrò Francesco Giuseppe a Villafranca, l' 11 luglio, e si accordò con lui su un compromesso che avrebbe dato a Torino soltanto la Lombardia. Indignato, Cavour rifiutò di accettare il patto franco-austriaco e dette le dimissioni. L' occasione si presentò per la seconda volta nel giugno del 1866 quando la Prussia, d'intesa con l'Italia, dichiarò guerra all'Austria. Le truppe del generale Cialdini furono sconfitte a Custoza, una settimana dopo, ma le formazioni di Garibaldi scompigliarono le difese austriache nel Trentino e cominciarono ad avanzare. I prussiani, nel frattempo, battevano le truppe imperiali a Sadowa, in Boemia. Della battaglia di Lissa, in cui la flotta italiana perdette due navi, abbiamo già parlato più volte negli scorsi mesi su questa pagina. Nel Veneto e nel Trentino, tuttavia, la guerra non era ancora conclusa. Mentre le truppe regolari italiane sembravano decise a riprendere l' iniziativa, Garibaldi sconfisse gli austriaci a Bezzecca e una colonna comandata da Giacomo Medici si spinse sino a pochi chilometri da Trento. Si ripeté allora ciò che era accaduto nel 1859. Austria e Prussia firmarono accordi di pace, e costrinsero in tal modo gli italiani, isolati, a interrompere le operazioni militari e ad accettare un armistizio. Fu quello il momento in cui Vittorio Emanuele II ordinò a Garibaldi di abbandonare il Trentino e ricevette da lui un telegramma composto da una sola parola: «Obbedisco». Nelle settimane seguenti fu deciso che l' Italia avrebbe avuto il Veneto, ma l’Austria, non volendo consegnarlo direttamente a un Paese da cui non si considerava sconfitta, lo dette alla Francia con l'intesa che Napoleone III lo avrebbe consegnato a Vittorio Emanuele. Il «plebiscito truffa» ebbe luogo il 21 ottobre. Su una popolazione di 2.603.009 persone i votanti furono 647.426 e i voti contrari 69. In primo luogo il trionfale ingresso di Vittorio Emanuele II a Venezia dopo il voto popolare dimostrò che la città non aveva dimenticato la sua coraggiosa insurrezione contro gli austriaci nel 1848. In secondo luogo il plebiscito veneto, come quelli che si erano tenuti in altre regioni italiane negli anni precedenti, ebbe uno straordinario valore simbolico e una considerevole importanza costituzionale, dimostrò che il re non avrebbe regnato soltanto «per grazia di Dio». Grazie ai plebisciti i Savoia divennero effettivamente «Re d' Italia per grazia di Dio e volontà popolare» (Romano Sergio, Corriere della Sera, 7 dicembre 2005, p. 45)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Stampe
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500667570
  • NUMERO D'INVENTARIO 00068
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo Nazionale Collezione Salce
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia (con esclusione della citta' di Venezia e dei Comuni della Gronda lagunare) Belluno Padova e Treviso
  • DATA DI COMPILAZIONE 2014
  • ISCRIZIONI sotto l'immagine - L. SUGANA ideò/ A. MARTINI compì - Emilio Ventura - caratteri vari - a stampa -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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