soggetto assente

reliquiario a urna, post 1100 - ante 1109

Cofanetto di forma parallelepipeda, con coperchio superiore a piramide tronca sostenuta da un basamento rettangolare, saldato al coperchio con frammenti di lavorazione. Il coperchio stesso è saldato al corpo da tre barrette metalliche, con terminali a goccia; quello anteriore, con serratura. La decorazione figurativa è costituita da dieci clipei incisi e dipinti: per la cassetta, due sul frontale e uno per ognuno degli altri lati (con piccoli decori laterali sui lati brevi, come pure sulla base del coperchio); per il coperchio, due sul frontale e uno per ognuno degli altri lati. Nell’ordine citato, da destra verso sinistra, abbiamo: abraso; abraso; struzzo arabo (Struthio camelus syriacus); gazzella araba (Gazella saudiya); struzzo arabo; / decoro geometrico; decoro geometrico; abraso; struzzo arabo; decoro geometrico

  • OGGETTO reliquiario a urna
  • MATERIA E TECNICA metallo/ argentatura
    seta/ tessuto
    CARTA
    metallo/ sbalzo
    avorio/ incisione
    metallo/ cesellatura
  • MISURE Profondità: 7 cm
    Altezza: 8 cm
    Larghezza: 12 cm
  • AMBITO CULTURALE Manifattura Spagnola
  • LOCALIZZAZIONE Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore
  • INDIRIZZO Piazza San Nazaro 5, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L’origine tipologica del manufatto è mediorientale, fra Siria e Arabia: a questo riconduce l’iconografia degli animali (entrambi, peraltro, estinti, il che rende il cofanetto importante anche dal punto di vista zoologico). Del resto, si tratta di un modello che assume una certa tipicità nel Daghestan durante l’XI secolo (interessante l’esemplare oggi ai Musei Civici di Pavia). Tuttavia il traffico panarabo mediterraneo rende precoce la riproduzione nella Spagna musulmana fra XI e XIII secolo, sia per uso interno sia per l’esportazione nei limitrofi regni cristiani. Risulta molto rilevante il confronto con alcuni cofanetti oggi al Museu d’Art di Girona/Gerona: identici i n.inv. TCG 74 (XII-XIII secolo), e 76 (TCG 76) e il deposito del Museu Diocesà n. inv. 28 (XI-XII secolo); simili il n. TCG 79 (XII secolo con riprese del XIV) e il deposito del Museu Diocesà n. 26 (XIII secolo). Ma proprio tale frequenza rende possibile la presenza a Girona di un laboratorio d’imitazione, destinato a riprodurre soprattutto per l’esportazione i modelli di al-Andalus. Penso quindi che il cofanetto in esame, con caratteri abbastanza arcaici, possa assegnarsi all’ambito geronese della prima metà del XII secolo, quando la contea di Barcellona (della quale Girona faceva parte) raggiunse il massimo splendore con Raimondo Berengario III il Grande (1084-1131) e Raimondo Berengario IV il Santo (1131-1154); e comunque prima del calo di peso commerciale determinato dall’annessione aragonese del 1162. La presenza interna (cfr. scheda n. 42) di una reliquia di Santa Lucia rende assai plausibile la provenienza da San Dionigi, dove la Santa era particolarmente venerata; anzi, si può supporre l’uso cultuale per l’esposizione di tale reliquia il 13 dicembre, e tale ipotesi è rafforzata dalla trasformazione in reliquia dello stesso cofanetto. L’opera è di alta qualità formale, e costituisce un unicum a Milano per tutto il medioevo, di forte rilevanza artistica e culturale
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0303268577
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Milano
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Milano
  • DATA DI COMPILAZIONE 2018
  • ISCRIZIONI teca, sul titulo - EX OSSIBUS SANCTI HIPP … - capitale - a pennello - latino

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