Antonio Chiarello spiega la struttura dell’aia, in dialetto #aiara#. Si tratta di una superficie circolare in pietra circondata da un muretto di conci di tufo. In origine probabilmente era composta solo dai #cuti#, ovvero dalle pietre disposte sul terreno. Su tali superfici si eseguiva manualmente la manipolazione e l’essiccazione dei prodotti agricoli (grano e legumi); per compiere tale operazione era importante capire l’andatura dei venti perciò si contrassegnavano i quattro punti cardinali mediante quattro conci di tufo posizionati verticalmente rispetto agli altri orizzontali. Spesso si imprimeva un simbolo (p.e. una croce) su ognuno dei quattro conci di tufo verticali così ogni famiglia aveva un’aia caratterizzata da alcuni peculiari simboli

  • OGGETTO aia in pietra
  • CLASSIFICAZIONE LETTERATURA ORALE NON FORMALIZZATA
  • LOCALIZZAZIONE Ortelle (LE)
  • INDIRIZZO Europa, ITALIA, Puglia, LE, Ortelle, Ortelle (LE)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L’aia è un’architettura rurale di forma circolare delimitata da pesanti massi, battuta e levigata con cura. La sua struttura doveva essere funzionale ad una buona trebbiatura perciò collocata su un terreno elevato, esposto al vento e sgombero di alberi, sì che questo potesse soffiare senza intoppo alcuno. I merli di molte di queste sono ornati di intagli e sculture che mostrano evidenti segni propiziatori e testimonianza di gusto e raffinatezza nell’arte. (BIBR: PONZI, 1981, p. 57, 58) Simboli sacri, croci di varie forme e implorazioni incise sulle pietre più alte formavano il recinto dell’aia. Spazi sacri, le aie, dove sotto un sole cocente si sono ripetuti gesti e riti di una primitività sempre attuale. (BIBR: COSTANTINI, 2017, p.74-80) Su queste aie il contadino batté la messe con bastoni e pertiche, poi la pestò insieme all’asinello ed al bue, poi egli trebbiò con la coppia di buoi facendo loro trainare una grossa pietra triangolare #la pisara# composta da una roccia organogena a lumachelle, cioè ricca di conchiglie fossili, i cui margini taglienti facilitavano la spezzatura e lo sminuzzare della messe, sgretolando le spighe e sgusciando il frumento. Finita la trebbiatura vera e propria, occorreva separare il grano dalla paglia e dalla pula e ciò veniva eseguito mediante il ventilare la messe già trebbiata #ientulare#. Poi si esponeva al vento, sollevandola in alto con forconi di legno cosicché il vento portando lontano la paglia e la pula, lasciasse cadere il grano pesante sull’aia. (BIBR: PONZI, 1981, p. 57, 58)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Modulo informativo
  • AUTORE DELLA FOTOGRAFIA Chiarello, Antonio
    Ricchiuto, Ornella
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 16-ICCD_MODI_2440998590861
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce
  • ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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