cinta muraria, Mura protostoriche di Coppa Nevigata (PERIODIZZAZIONI/ PROTOSTORIA/ Età del Bronzo)

Manfredonia, PERIODIZZAZIONI/ Protostoria/ Eta' del Bronzo

Dopo le prime ricerche condotte nel lontano 1904 e con la ripresa degli scavi negli anni ’60, indagini archeologiche in estensione sono state eseguite a partire dal 1983 dall’Università di Roma “La Sapienza”, proseguendo sino ai nostri giorni. L’insediamento fu occupato nel Neolitico antico (VI millennio a.C.), nelle fasi iniziali dell’Eneolitico (primi secoli del IV millennio a.C.) e, dopo un periodo di abbandono, a partire dalla fine dell’età del Bronzo antico sino alla fine della prima età del Ferro (dal XVIII all’VIII secolo a.C.). La lunga occupazione di Coppa Nevigata nell’età del Bronzo è sicuramente legata alla presenza della laguna, che assicurava il sostentamento dei suoi abitanti con le abbondanti risorse, l’accesso diretto al mare e una certa protezione naturale da eventuali attacchi nemici. L’abitato in questo periodo presenta, infatti, caratteri di stabilità ed è contraddistinto dalla realizzazione di imponenti fortificazioni, le cui ricostruzioni, avvenute a più riprese, corrispondono a nuovi ampliamenti dell’insediamento succedutesi nel corso del tempo. Costruite una prima volta nel XVII secolo a.C., quando ormai la popolazione residente stabilmente doveva aver maturato l’esigenza di difendersi, le prime mura che delimitavano l’insediamento di Coppa Nevigata erano realizzate con la tecnica del pietrame a secco. Esse mostravano un discreto spessore ed erano dotate di due grandi torri che fiancheggiavano la porta di accesso, che a sua volta era attraversata da una strada in corrispondenza della quale si aprivano due piccoli vani, forse utili al controllo dell’accesso all’abitato, e diverse postierle, strette aperture che forse consentivano l’uscita di gruppi armati al fine di assalire alle spalle il nemico. Questo sistema difensivo, la cui esecuzione avrebbe richiesto una più che modesta forza lavoro, nelle fasi successive dell’età del Bronzo divenne via via più complesso man mano che l’abitato acquisiva importanza per scambi ed attività produttive specializzate. Tuttavia, per la fase immediatamente successiva, corrispondente al XVI secolo a.C., non si dispone di dati che possano realmente confermare la presenza di un ulteriore sistema difensivo realizzato in concomitanza all’ampliamento dell’abitato al di fuori delle prime mura. Se per il XV secolo a.C. non si possiedono notizie sufficienti relative al nuovo sistema di difesa, particolarmente mal conservato a causa degli interventi posteriori che ne hanno compromesso la lettura, tra la fine del XV e il XIV secolo a.C. impressionante fu l’opera di ristrutturazione delle mura di Coppa Nevigata che richiese anche la rimozione di parte delle mura protoappenniniche più antiche. Rispetto alle mura erette nel XVII secolo a.C., in questa fase la nuova cinta muraria in pietrame a secco si arricchì di un sistema di accessi e di un blocco di torri, mentre la chiusura della porta più antica comportò l’apertura di un’altra protetta da due avancorpi (parti che sporgono dal corpo principale della struttura). Proprio per questo, fu ridotto il numero delle postierle che, a differenza di quelle più antiche, erano maggiormente visibili dall’esterno, essendo dotate anch’esse di elementi sporgenti utili sicuramente a rafforzarne la protezione ma non a ridurne l’esposizione agli occhi di visitatori indesiderati. Alle soglie del XIV secolo a.C., le postierle della cinta muraria persero la loro funzione di stretti passaggi, a vantaggio dell’edificazione di un sistema difensivo maggiore e ancor più complesso che consisteva nello scavo di un grande fossato che avrebbe reso ancor più difficoltoso il tentativo di un attacco dall’esterno. A partire dal XIII secolo a.C., non risultano particolarmente chiari gli sviluppi del sistema di fortificazione di Coppa Nevigata, dal momento che le evidenze archeologiche suggeriscono unicamente il persistere del fossato. Quest’ultimo subì un importante rifacimento solo in una fase avanzata della prima età del Ferro (grossomodo tra IX e VIII secolo a.C.), quando la struttura fu trasformata in un’ampia spianata con pietre infisse a scopo difensivo (cosiddetti “cavalli di Frisia”), secondo un uso documentato in Istria a Monkodonja, nei pressi di Rovigno. Pertanto, è possibile che in quel tempo l’insediamento di Coppa Nevigata continuasse ad avere ancora una certa importanza nel circostante territorio e a coltivare relazioni con contesti transadriatici

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