centro storico, collinare, pianificato, difensivo, Teggiano, Tegea (denominazione storica, epoca lucana), Tegianum (denominazione storica, epoca romana), Dianum (denominazione storica, dal IV sec.), Diano (denominazione storica, epoca medievale fino al 1862) (VI a.C)

Teggiano, VI a.C

Il centro storico di Teggiano, mantiene ancora, rispetto agli centri del Vallo di Diano, una sua “leggibilità” urbanistica e paesaggistica, dovuta anche alla sua particolare posizione e collocazione (isolata su di un pianoro emergente sulla sottostante vallata) che hanno reso la cittadina meno vulnerabile rispetto a quei fenomeni di urbanizzazione diffusa. Tra i centri della Provincia di Salerno, Teggiano è certamente quello che ha conservato meglio la sua antica fisionomia di roccaforte ed è con tale aspetto che si presenta a chi raggiunge il suo Centro Storico. Vi si riconosce chiaramente l'impianto urbanistico dell'oppidum romano, ricordato ancora oggi dalla conservazione in pianta del Cardo e del Decumanom, rafforzato in epoca normanna e sveva. Camminando tra le vie del paese si possono scorgere reperti dell’età romana sia nell’architettura religiosa che di uso civile, nelle facciate dei palazzi e nei chiostri dei monasteri. Alla classicità dell’impianto si contrappone l’aspetto medievaleggiante del centro dominato dall’alto dal castello eretto da Ladislao di Durazzo all’inizio del ‘400, su una preesistente fortificazione di probabile origine normanna, e trasformato in fortezza reale da Ferdinando I d’Aragona. Il centro storico, pertanto, possiede ancora un patrimonio storico-artistico architettonico, frutto di una stratificazione millenaria (dal periodo romano a quello medievale e rinascimentale, fino a tutto il XIX secolo) che ne ha fortemente caratterizzato l’impianto, lasciando segni di notevole valore. Sede storica della Diocesi di Teggiano-Policastro, ha ben 13 chiese: la Cattedrale di Santa Maria Maggiore (XIII secolo), principale edificio religioso della città; la Chiesa e convento di San Francesco (1307); la Chiesa di Sant'Andrea; la Chiesa della SS. Annunziata (XIV secolo); la Chiesa di Sant'Angelo; la Chiesa ed ex convento di Sant'Agostino (1370); la Chiesa di Sant'Antonio (XI secolo), detta di Sant'Antuono; l’ex battistero di San Giovanni; la Chiesa e convento della Santissima Pietà (XIV secolo); la Chiesa di San Martino (XIV secolo - XVI secolo, ricostruita tra 1497 ed il 1519 e restaurata nel 1820 ); l’Obelisco di San Cono; la Chiesa di San Benedetto ed ex monastero; la Chiesa di San Pietro. Tra le architetture civili si ricorda Il Seggio, il loggiato che sorge all’incrocio del Cardo e del Decumano, dal 1450 sede del Consiglio Comunale; il Palazzo D’Alitto (XVIII), Palazzo Carrano di origine tardo rinascimentale; Palazzo Blasi ( XVIII sec); Palazzo Blasi Edificio (XVIII sec); Palazzo Di Sarli (fine del XVIII sec); Casa Sammartino (XIX sec.); Casa Pinto (metà del XVIII sec.); Casa su via Castello (metà del XIX sec.)

  • OGGETTO centro storico collinare, pianificato, difensivo
  • CARATTERI AMBIENTALI Il centro sorge nella provincia di Salerno a 637 metri s.l.m. su un contrafforte del monte Serra di Campo Soprano nella regione storica della Lucania, sul versante occidentale del Vallo di Diano. È compreso nel Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e appartiene alla comunità montana Vallo di Diano; parti del territorio comunale rientrano nella Riserva naturale regionale Foce Sele-Tanagro
  • LOCALIZZAZIONE Teggiano (SA) - Campania , ITALIA
  • INDIRIZZO Via del Seggio, Teggiano (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Teggiano ha assunto attraverso i secoli diverse denominazioni: Tegea quando faceva parte delle 12 città confederate lucane poi Tegianum municipio romano probabilmente distrutto nel 410 da Alarico. Più tardi, forse dal IV sec. in poi si chiamò Dianum; col passaggio dal latino al volgare, Dianum divenne Diano, nome che poi nel Medioevo fu esteso a tutto il Vallo; solo nel 1862 riprese l’antico nome di Teggiano. Nell'alto Medioevo, con le dominazioni longobarda e normanna, l’insediamento divenne consistente tanto da essere scelto prima come dimora feudale dai conti di Marsico e poi roccaforte della potente famiglia Sanseverino. Nel Castello Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e signore dello Stato di Diano, insieme a molti altri feudatari della zona, ordì la Congiura dei baroni contro gli Aragonesi, che, assediando il borgo per venti anni, ne determinarono la decadenza. A quell’epoca oltre al Castello era protetta tutta la città poiché Diano era cinta da alte mura con 25 torri di guardia e quattro porte di accesso e fu ritenuta inespugnabile dopo che resistette per 3 mesi all’assedio del nuovo re di Napoli Ferdinando d’Aragona. Il borgo fu poi venduto al principe di Stigliano e in seguito appartenne ai Rodriguez de Silva e ad altri signori, ultimi gli Schipani. Teggiano fu così feudo di altre nobili famiglie, tra le quali i Gomez da Silva, i Grimaldi, i Caracciolo, i Villani, i Colonna, i Calà e gli Schipani. Al potere e allo splendore dei Sanseverino in campo civile e militare si affiancava la gloria di Diano in campo religioso, reso noto dalle innumerevoli chiese e conventi presenti e dall’antichissimo Seminario. Nel 1564 Mons. Paolo Varallo, dopo il Concilio di Trento istituì a Diano uno fra i primi Seminari d’Italia, ultimato poi nel 1601. Con la bolla Papale “Admonetnos” del 17 luglio 1586 Sua Santità Sisto V diede la facoltà di stabilire la residenza a Diano (Teggiano) nell’attuale sede a S.E. Mons. Lelio Morello, conferendo a Diano la prerogativa a sede vescovile ed elevava contemporaneamente S. Maria Maggiore all’onore di Cattedrale. L’azione della Controriforma e la presenza di alte cariche determinarono nei secoli successivi un radicale rifacimento delle chiese romaniche gotiche in stile barocco. Il terremoto del 1890 causò danni rilevanti e furono fortemente danneggiati numerosi edifici ecclesiastici monumentali: nelle mura del castello si aprirono profonde crepe; nella cattedrale di S. Maria Maggiore e nella chiesa dell’Annunziata furono rilevate crepe diffuse in tutte le strutture murarie e il distacco dei muri nei cantonali; nella chiesa di S. Michele Arcangelo crollò parzialmente la copertura dei vani adiacenti alla navata e furono riscontrate sconnessioni e lesioni alle murature della zona absidale, del campanile e di altre parti dell’edificio; nella chiesa di S. Andrea furono lesionati l’abside e il campanile; danni notevoli furono rilevati anche in altre chiese, nel palazzo vescovile e nel seminario
  • TIPOLOGIA SCHEDA Scheda anagrafica
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà mista
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500916315
  • ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • DOCUMENTAZIONE GRAFICA (1)
    (2)
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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