fregio

Roma, SECOLI/ II seconda metà

Sulla lastra, dal profilo tondeggiante, è scolpito a rilievo molto alto, un gruppo procedente verso sinistra costituito da una nereide semisdraiata su un mostro marino. La nereide ha il busto rivolto a sinistra ma il capo è girato indietro, con entrambe le braccia piegate sorregge tra le mani un timone. La figura è coperta solo da un mantello drappeggiato dalla vita in giù che le copre le gambe lasciando in vista i piedi. Il mostro marino dal grande corpo che invade la parte inferiore del rilievo riempie con le sue spire tutta l’altezza del rilievo che si conclude con una larga foglia d’acanto con nervature a rilievo tra i lobi e piccole fogliette appuntite e frastagliate. Il tema che si svolge sul rilievo si riallaccia strettamente al motivo del thiasos marino molto frequente nel repertorio artistico ellenistico-romano dove tritoni, nereidi e mostri marini venivano rappresentati in corteo al seguito di Nettuno e Anfitrite. I precedenti sono già da ricercare nell’arte greca, ma solo successivamente verranno definite le caratteristiche proprie dei cortei marini. Uno dei più celebri esempi dell’uso del thiasos marino è rappresentato dall’ara di Domizio Enobarbo, la cui decorazione è imperniata sulle nozze del dio del mare con Anfitrite. Questi esempi possono influenzare prodotti di grande raffinatezza in marmo come la tazza neoattica conservata nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, ornamento di fontana forse proveniente dagli Horti di Agrippina, cronologicamente posta nel I secolo a.C. (cfr. Paris 1979, pp. 255-57). Ricorrere a temi di soggetto marino nell’arte figurativa fu molto in voga nell’età antica. Una delle interpretazioni più tradizionali è quella che attribuisce a questi temi un valore puramente decorativo. Ed effettivamente oggetti tra i più diversi, di uso quotidiano o di pregio, come le argenterie come si può osservare nel cantharus argenteo proveniente dalla Casa dei Quadretti Teatrali, ora nel Museo Archeologico di Napoli (cfr. De Carolis 2006, p. 140, n. 171) datato alla metà del I secolo a.C. utilizzano questo soggetto. Ma anche come si è visto manufatti marmorei, decorazioni architettoniche e pavimenti in mosaico, dimostrano con le rappresentazioni disposte sulle loro superfici come il mare e l’acqua più in generale con personaggi reali impegnati in attività tipiche o fantastici, nati dall’ insondabile mistero che circonda la massa d’acqua, abbiano costituito un’ inesauribile fonte di ispirazione per la tradizione figurativa antica a partire dalle epoche arcaica e classica. Le Nereidi, figure mitologiche, ninfe marine, figlie di Nereo e della Oceanina Doride, popolano insieme ai tritoni e ai mostri marini, numerose fronti di sarcofagi (cfr. Zanker- Ewald 2008, p. 117 ss.) tipologicamente il gruppo più numeroso che si è conservato. L’associazione tema marino - larga foglia d’acanto presente nel nostro reperto è visibile sulle zampe della grande tazza neoattica summenzionata il cui innesto con la coppa baccellata viene camuffato proprio con l’inserimento dell’elemento vegetale. Larghe foglie sono presenti anche nella una grande tazza marmorea decorata con girali di acanto e tralci di vite, utilizzata come fontana, della centrale Montemartini proveniente dagli Horti dell’Esquilino, datata al I secolo a.C. (cfr. Ambrogi 2005, p. 13, nota 4). L’interpretazione del frammento non è chiara, poiché non sembra possibile attribuirlo ad un frammento di vasca per la perfetta lisciatura presente sul lato sinistro che lascia intuire l’accostamento di più elementi per formare una narrazione più estesa. Non sembra possibile nemmeno ipotizzare la sua appartenenza ad un sarcofago per l’andamento convesso della superficie verticale. Infine, a livello ipotetico, si potrebbe avanzare che in origine potesse far parte di un fregio in cui più lastre, separate da elementi vegetali, componessero un thiasos marino. La struttura di un ninfeo sull’Aventino con il suo fregio-architrave decorato da corteo marino potrebbe fornire un’idea, sia pure a livello ipotetico, dell’originaria collocazione di questo elemento (Guglielmi 2006, pp. 49-86 con ampia discussione sull’argomento). Anche la datazione proposta da Serena Guglielmi sulla base del forte plasticismo che caratterizza le figure presenti sulle lastre del monumento della Regio XIII, ora conservate nei Musei Capitolini, precisata nella seconda metà del II secolo d.C., potrebbe essere estesa anche all’esemplare in esame. Il motivo decorativo prescelto fornisce un elemento sicuro per una sua connessione con ambienti legati all’acqua e possibilmente collocati all’interno di ricche abitazioni

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