Necropoli di Limone Melara (area ad uso funerario necropoli)

La Spezia, ca I - ca II

Il sito della necropoli si colloca alla periferia orientale dell’area urbana della Spezia, in località Limone, tra la S.S. 1 Aurelia a nord e il tratto urbano dell'A15 Autostrada della Cisa a sud. L’area cimiteriale – unico contesto funerario di epoca romana ad oggi accertato nell'ambito del golfo spezzino – venne individuata nel 1959, quando lo scavo delle trincee di fondazione di un fabbricato per alloggi della Società Montecatini pose occasionalmente in luce i resti di alcune sepolture a incinerazione entro cassetta laterizia. Dopo la segnalazione del rinvenimento alla Soprintendenza alle Antichità della Liguria venne effettuato un primo sopralluogo, a seguito del quale si decise di condurre uno scavo archeologico nell'area del recupero per acquisire maggiori informazioni circa la consistenza e l’estensione della necropoli. L’area sottoposta ad indagine, corrispondente all'ingombro del caseggiato in costruzione ed esplorata fino alla profondità di 2,50 m dal piano di campagna, presentava un pianta rettangolare – con dimensioni pari a 12x13 m e sviluppo prevalente in direzione nord-sud – delimitata dalle fosse di fondazione dell’edificio, con larghezza di 1,40 m, approntate in precedenza dalla ditta costruttrice. Lo scavo archeologico, seguito da Licia Uzzecchini su incarico della Soprintendenza alle Antichità della Liguria, ha posto in luce complessivamente diciotto tombe a incinerazione, alle quali si aggiungono analoghe sepolture manomesse e asportate nei giorni che hanno preceduto l’intervento archeologico. Si tratta in assoluta preponderanza di tombe a cassetta di laterizi con ciascun lato costituito da una tegola rettangolare (60x40 cm) posta in verticale e copertura ottenuta con un’analoga tegola disposta in orizzontale, con fondo privo di rivestimento. Da questa tipologia differiscono la T.5, provvista di tegola a rivestire il fondo, e la T.14, costituita da un semplice pozzetto senza alcuna ulteriore protezione. Il tipo della sepoltura richiama pertanto quello caratteristico dei sepolcreti liguri (tombe a cassetta e incinerazione) anteriori alla romanizzazione, con la sola differenza rappresentata dall'utilizzo dei tegoloni in luogo delle lastre litiche. Dalla planimetria di scavo si evince come le tombe non fossero connotate da un orientamento costante e regolare e come risultassero concentrate in prevalenza nel settore centro-settentrionale dell’area di indagine. Al contempo, gli esiti della ricerca hanno accertato la prosecuzione del sepolcreto verso est, oltre l’area di scavo, come indicato dalla T.18, intercettata in corrispondenza del limite orientale del settore di indagine. Le sepolture documentate utilizzavano in due circostanze anfore tagliate e reimpiegate con funzione di cinerari: un fondo con puntale di anfora connotato dalla lettera “R” incisa, rinvenuto nella T.15, e un puntale e un orlo di Dressel 2/4, provenienti dalla T.12. Nella prevalenza dei casi, tuttavia, si tratta di tombe con cinerari a impasto di provenienza locale e corredi di accompagnamento di produzione romana, rappresentati da sigillata aretina (bolli di Ateius e Zoilus), ceramica a pareti sottili e balsamari vitrei. Alcuni caratteri distintivi si riscontrano nella T.17, da cui proviene una lucerna a canale aperto, con il bollo Fortis sul fondo, e nella T.6. Quest’ultima differiva dalle altre per la presenza di un solo tegolone, sopra il quale si trovavano in stato frammentario un unguentario e un vasetto accessorio, mentre nello spazio sottostante erano poste un'urnetta a pareti sottili con decorazioni mammillari, un'olpe a collo cilindrico priva di rivestimento e decorata a minute striature, un unguentario vitreo e una moneta battuta sotto Tiberio per il Divo Augusto. Nel complesso, i materiali di corredo rinvenuti, tra cui l’emissione di Tiberio proveniente dalla T.6, alla quale si aggiunge un asse di Augusto recuperato in prossimità di sepolture già manomesse in antico (T.10, T.11), concorrono a datare agli inizi del I secolo d.C. almeno la prima fase d’uso della necropoli. La continuità di utilizzo dell’area sepolcrale nel secolo successivo è suggerita dalla T.17, da cui proviene la lucerna a canale aperto, inquadrabile cronologicamente tra la metà del I e il II secolo d.C.. Il contesto funerario, di tipologia romano-ligure e non ancora definito nella sua completa estensione e organizzazione planimetrica, è verosimilmente da riferire ad un probabile vicus costiero o, piuttosto, a diversi nuclei insediativi sparsi nell'arco centro-orientale del golfo e del suo immediato retroterra, tra cui forse il complesso residenziale individuato nel sito della pieve di S. Venerio

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