La SS.ma Trinità con la Sacra Famiglia, sant’ Antonio, angeli, putti e Michele Arcangelo che getta acqua sulle anime del Purgatorio
dipinto
Antonio De Petri (attribuito)
1663-1716
Formato rettangolare, parte superiore centinata
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tela/ pittura a olio
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ATTRIBUZIONI
Antonio De Petri (attribuito)
- LOCALIZZAZIONE Roma (RM)
- INDIRIZZO Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Per le dimensioni e la tipologia della tela, centinata nella parte superiore, il dipinto può essere riconosciuto come una pala d’altare. L’invenzione della scena si deve a Antonio de Petri (1663-1716) che la rese nota attraverso alcune stampe, fra cui quella con S. Antonio intercede presso le anime del Purgatorio (ICCD4654569) e l’altra con S. Maria del Suffragio in Livorno che intercede per le anime del purgatorio (ICCD4654569), motivo che porta ad attribuire a lui l’opera in esame. De Petri, nato in provincia di Novara, arriva a Roma a 15 anni divenendo poco dopo allievo di Giuseppe Ghezzi. Nel 1683 la sua carriera ha una svolta grazie all’incontro con Carlo Maratti che, notando le sue qualità, lo chiama a collaborare con lui in Vaticano, dove disegna e restaura Raffaello. Grazie all’interesse di Maratti iniziano le prime commissioni pittoriche, ma l’artista si dedicò anche al disegno e, appunto alla stampa (a partire dal 1689). Nel 1703 con l’entrata nell’Accademia di San Luca si allargò il suo campo d’azione, ancora non studiato sufficientemente. Non appare errato dunque riferire proprio a lui il dipinto del San Michele, dove potrebbe essere stato chiamato sia grazie alla collaborazione con Maratta in Vaticano, sia a quella con l’importante accademia romana, pertanto la datazione potrebbe oscillare fra il 1689, in cui inizia a dedicarsi alla stampa e il 1716 anno della sua morte. In questo caso anche la presenza di sant’Antonio, suo eponimo, potrebbe sottolineare la sua particolare devozione a un tema molto sentito in quel periodo. Il significato del soggetto infatti, va riferito alla liberazione delle Anime del Purgatorio, questione complessa e dibattuta nel corso dei secoli dalla chiesa cristiana, ma legata soprattutto alle indulgenze plenarie concesse da Clemente X (1670-76) e Benedetto XIV (1740-58). L ‘elaborazione dell’immagine del Purgatorio (cfr A. Bratu, s.v. PURGATORIO, in Enciclopedia dell'Arte Medievale,1998) è espressa nei Salmi (17 (16); 66 (65), 10-12), per cui le anime possono essere salvate e giungere al cospetto di Dio solo con la duplice purificazione attraverso il fuoco e l'acqua. Nel tempo l'immagine del Purgatorio serviva anche a riaffermare il culto dei santi intercessori tradizionali, in primis la Vergine ma anche San Michele Arcangelo, riconoscibile nell’opera in esame, al centro nell’atto di gettare l’acqua sulle fiamme. A lui non spetta solo la qualifica di combattente ma anche il singolare privilegio di accompagnare e pesare le anime dei defunti davanti a Dio il giorno del Giudizio Universale. La sua presenza potrebbe costituire inoltre un elemento d’interesse per legare la pala a all’antico ospizio dedicato appunto all’Arcangelo. La provenienza della pala dalla Pia Istituzione è documentata negli inventari della collezione (1958/62 n.356; 1997 n.97) dove è riferita a Gaetano Lapis “allievo del Conga”
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201389462
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0