Scaricatori di carbone. due operai mentre scaricano il carbone
dipinto
1962 - 1962
Pizzinato Armando (1910/2004)
1910/2004
il dipinto dalla composizione di matrice cubista raffigura due uomini, su una barca, nell'atto di scaricare il carbone
- OGGETTO dipinto
-
MATERIA E TECNICA
tela/ carboncino/ pittura a olio
-
ATTRIBUZIONI
Pizzinato Armando (1910/2004)
- LOCALIZZAZIONE Roma (RM)
- INDIRIZZO Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto, acquistato nel 1967 dalla Camera dei Deputati presso l’artista, risale all'anno della antologica presso l’opera Bevilacqua La Masa di Venezia. Presso la Collezione Staatliche Kunstammlungen a Dresda è presente dell’artista un’altra opera del medesimo soggetto, ma con qualche variante, ed è stata esposta nel 1962 a Venezia; nel 1968 a Berlino, Dresda; nel 1975 a Mosca, Leningrado Ermitage. Armando Pizzinato, nel 1925 terminati gli studi tecnici, iniziò una collaborazione gratuita con il pittore Tiburzio Donadon, e mentre lavorava come fattorino presso la Banca di Pordenone fu notato, per il suo talento dal direttore, il Consiglio d’amministrazione dell’istituto di credito decise di farsi carico dei costi delle lezioni di pittura, quindi iniziò allora a frequentare lo studio di Pio Rossi, che era stato già suo professore di disegno alla Licinio. A vent'anni si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia e segue i corsi di Virgilio Guidi fino al 1934 e strinse amicizia con Giulio Turcato e Alberto Viani. A partire dal 1931 partecipò con regolarità alle mostre organizzate dal Sindacato regionale fascista di belle arti e alle iniziative dei Gruppi universitari fascisti. Nel1933 alla galleria del Milione di Milano, partecipa alla mostra "5 giovani pittori veneti". Alla XXIV Esposizione dell’Opera Bevilacqua La Masa-IV del Sindacato regionale fascista di belle arti, nel palazzo delle Esposizioni del Lido di Venezia, espose il dipinto Bagnanti, già nella collezione Cardazzo, riacquistato dall’artista nel 1983 e oggi conservato nella Galleria d’arte moderna e contemporanea Armando Pizzinato di Pordenone. Nel 1934 partecipò alla mostra dei Littoriali della cultura e dell’arte di Firenze. Nello stesso anno, interrotta la frequenza dei corsi dell’Accademia di Venezia, rientrò a Pordenone, dove ottenne un impiego come disegnatore nella fabbrica di ceramiche Galvani. Nel 1936 vinse la borsa di studio Marangoni, grazie alla quale si trasferì a Roma, dove visse fino al 1939, in questi anni ebbe importanti scambi con gli artisti 'della Cometa': Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Mario Mafai, Renato Guttuso. Nel 1937 partecipò ai Littoriali della cultura e dell’arte. Mostra internazionale d’arte studentesca di Napoli e alla VIII Mostra d’arte del Sindacato interprovinciale fascista delle arti nella sala Napoleonica del Palazzo reale di Venezia. Negli anni romani divise casa per un breve periodo con lo scultore Aurelio De Felice e quindi con Guttuso, che lo ospitò nel proprio studio di piazza Melozzo da Forlì. Grazie all’interessamento di Giulio Carlo Argan, ottenne un insegnamento annuale di ornato e pittura alla scuola d’arte di Marino Laziale. Nel 1940, espose alla IX Mostra del Sindacato interprovinciale fascista belle arti del Lazio. Ritornato prima in Friuli dopo l’entrata in guerra dell’Italia, si stabilì poi a Venezia, dove riuscì a ottenere un contratto per l’insegnamento di mosaico e interpretazione presso l’Accademia di belle arti. Nel mese di settembre partecipò al II premio Bergamo, dove ricevette un premio-acquisto d’incoraggiamento da parte del ministero dell’Educazione nazionale. Fu presente anche nelle due successive edizioni, nel 1941 e nel 1942. Nel 1941 espose alla Galleria di Roma con gli artisti della collezione di Carlo Cardazzo e nel settembre dello stesso anno allestì la prima mostra personale alle Botteghe d’arte di Venezia, premiata dall’acquisto di una Natura morta da parte della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Incaricato dell’insegnamento d’interpretazione dall’antico nell’Accademia di Venezia, fu dispensato dal richiamo militare per problemi di salute. Nel marzo del 1943 a Milano espose le prime opere d’ispirazione cubo-espressionista alla galleria del Milione. Per l’artista incominciò l’impegno antifascista, cui seguì l’adesione alla Resistenza: con il nome di battaglia di 'Stefano' prese parte alle azioni della brigata Francesco Biancotto di Venezia e organizzò una tipografia clandestina, in cui veniva stampato il Fronte Unico, foglio della Federazione comunista di Venezia. Fermato dalle brigate nere nel gennaio del 1945, fu rinchiuso prima nella loro sede a Mestre e poi nel carcere giudiziario di Venezia, dove rimase fino al giorno della Liberazione. Nello stesso anno fu reintegrato nel suo insegnamento nella Scuola libera del nudo dell’Accademia di Venezia. A queste date prese avvio anche l’intensa attività pubblicistica del pittore, fra testimonianze biografiche, scritti di poetica, resoconti di viaggio e interventi di critica artistica. Nel 1946 espose, con Emilio Vedova, alla mostra Grandi tempere partigiane presso la galleria dell’Arco di Venezia. Nello stesso anno si aggiudicò il premio Burano, il cui importo di 5000 lire decise di devolvere in beneficenza all’Unione donne italiane (UDI) a favore dei bambini poveri. Nel 1947 partecipò alla mostra I secessionisti veneziani: Pizzinato, Santomaso Vedova, Viani alla galleria dell’Arco di Venezia. L’anno successivo espose con gli artisti del Fronte nuovo delle arti alla Quadriennale di Roma, da cui la Galleria nazionale d’arte moderna trattenne il dipinto Squero cantiere , e alla XXIV Biennale di Venezia: l’opera Primo maggio, esposta in quella circostanza, fu acquistata da Peggy Guggenheim e successivamente donata al Museum of modern art di New York. Sempre a New York partecipa alla mostra Twentieth century Italian art, presso il Museum of modern art nell’estate del 1949 e alla collettiva 5 Italian painters nella Catherine Viviano Gallery nel gennaio del 1950. Nel marzo dello stesso anno si chiuse definitivamente l’esperienza del Fronte nuovo delle arti. Alla XXV Biennale veneziana l’artista espose, forse la sua più celebre opera Un fantasma percorre l’Europa, oggi nella Galleria internazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro a Venezia, e, sempre nel 1950, partecipò alla The 1950 Pittsburgh International Exhibition of contemporary painting e all’esposizione itinerante Italienische Kunst der Gegenwart a Monaco, a Mannheim, ad Amburgo, a Brema e a Berlino. Nel 1952-53 ha cattedra di stile e pittura murale presso l’Istituto d’arte Toschi di Parma. Per la sala consiliare della Provincia di Parma dipinse, ispirandosi al mondo contadino e operaio, quattro murali: Costruzione di un ponte, Le barricate, L’eccidio di Bosco, La trebbiatura. Nel 1956 venne trasferito nel liceo artistico di Venezia fino alla pensione nel 1975. In questi anni numerosi viaggi e mostre nelle repubbliche sovietiche e nella Germania dell’Est. Espose inoltre in numerose gallerie private in tutta Italia. Dopo la morte della moglie nel 1962, l’artista iniziò una nuova fase della pittura, allontanandosi dal realismo verso un neonaturalismo astratto. Numerose le sue mostre in questi anni, sia in Italia (Pordenone, Venezia, Trieste) sia all’estero (Mosca, Leningrado, Berlino, Dresda, Praga)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
-
CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201388193
- NUMERO D'INVENTARIO 41840
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- ISCRIZIONI in basso al centro - Pizzinato 62 - caratteri vari -
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0