Vanitas
dipinto
post 1628 - ante 1636
Sandrart Joachim Von I (attribuito)
1606/ 1688
Vanitas: natura morta con teschi, strumenti musicali, libri, vaso cesellato e opere d'arte (calco del busto della "vecchia ubriaca" del Museo Capitolino e un disegno)
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tela/ pittura a olio
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MISURE
Altezza: 137 cm
Larghezza: 194 cm
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ATTRIBUZIONI
Sandrart Joachim Von I (attribuito)
- LOCALIZZAZIONE Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il soggetto di questo grande quadro è una meditazione sulla vanità delle azioni e creazioni umane di fronte alla morte; gli oggetti raffiguranti evocano, ciascuno con propri significati, questa intenzione morale tipica della sensibilità secentesca. Nella composizione sono identificabili due gruppi di oggetti. A destra si trovano degli strumenti musicali in primo piano un chitarrone e un liuto, a significare forse la musica come attività dell'intelletto umano nella ricerca della perfezione e dell'armonia, accanto, un vaso d'oro cesellato di forma ovale, che allude alla ricchezza, ma che probabilmente rivestiva anche un significato alchemico. Si potrebbe identificare con il "vas hermeticum", il "vas philosophorum" degli adepti alchimisti, contenitore dove ha luogo il processo della trasmutazione e del perfezionamento, nella ricerca della pietra filosofale e dell'oro. La forma ovale allude inoltre al processio biologico e all'atto sessuale (J.Grabski, "Il quadro alchimistico di Angelo Caroselli nella Fondazione Roberto Longhi a Firenze", in "Paragone", 1978, n.342, pp. 3-13). A questo gruppo messo più in ombra, dove compare solo qualche barbaglio di luce, sul vaso e sugli strumenti musicali, fa riscontra la messa a fuoco del gruppo di sinistra. Qui, accanto ai due teschi umani, inframmezzati da un teschio di cavallo, è rappresentato un calco desunto dall'antico e identificabile in un particolare della 'Vecchia ubriaca' ora al Museo Capitolino. La statua a figura intera fu ritrovata durante il restauro di S.Agnese sulla via Nomentana a Roma, nel 1620, dal cardinale Verallo (H. Stuart Jones, "The Sculptures of the Museo Capitolino", Roma, 1969, vol.I, pp.89-90, vol.II, tav.18, ed.anastatica, ed.Oxford,1912): costituisce pertanto un importante "post quem" per la datazione del quadro. L'uso di figure patetiche stimili a questa, riprese dai modelli antichi, è presente anche in opere del Caravaggio come nella 'Crocefissione di S.Andrea' del Museo di Cleveland. Ma il modello del pittore lombardo e desunto dalla 'Vecchia nutrice', personaggio frequente nei sarcofagi dove è rappresentata la storia dei Niobidi o di Fedra e Ippolito. Il Montfaucon (B. De Montfaucon, "Supplement au livre de l'Antiquité expliquée et representée en figures", Paris, 1724, t.II, tav.II, pp.15-16) riferisce che nella statua della 'Vecchia ubriaca' si riconosceva una Baccante, per il fatto che tiene il vaso pieno di pampini e d'uva da dove esce una fiamma, che portava la prima delle sacerdotesse, la figura è infatti rappresentata come se fosse illuminata da un fuoco proveniente dal basso, come nell'originale. Questa vecchia colta nello spasmo del "furor" dionisiaco si pone come emblema della vitalità e passionalità umane, ma anche, come simbolo dell'Arte della Scultura, analogicamente ai simboli della Musica o deIla Letteratura, rappresentata dai libri posti sull'estrema sinistra, su una costola dei quali è scritto in caratteri gotici l'articolo "La". Sul grande quaderno aperto in primo piano compare un disegno che raffigura Giulio Cesare, identificato in base al confronto con l'incisione di Egidio Sadeler riprodotta della serie dei 'Dodici Cesari' di Tiziano (H.Wethey, "The Paintings of Titian", London 1975, ,vol.III, fig.34). Nella figura del primo Cesare si allude, oltre che all'"Arte del Disegno", anche al tema del "sic transit gloria mundi". La tela Longhi evidenzia la personalità di un artista straniero fortemente impressionato dal luminismo caravaggesco, oltre che dall'antico, inteso anche nei suoi impliciti significati morali. In questo quadro non è presente quella concezione tipica, anche in opere di analogo intento, come nella 'Vanitas' di David Bailly (catalogo della Mostra, "Stilleben in Europa", Muster-Baden Baden, 1979-80, pp. pp. 456-457, fig. 235) di certa pittura nordica più attenta all'aspetto ottico delle cose, all'individuazione puntuale dei singoli oggetti. D'intenzione rappresentativa della nostra tela è invece tutta di natura intellettuale, tanto da conferire all'opera la stessa dignità di un quadro di "storia". Carlo Del Bravo ricorda che il Longhi, negli ultimi anni della sua vita, attribuiva questa tela al Sandrart, è un'ipotesi, questa, da prendere in considerazione dal momento che la tela, per molti aspetti, rivela una possibile vicinanza con opere del pittore tedesco, come con le sue intenzioni. Nel 1628 il Sandrart veniva in Italia, dove rimarrà fino al 1635/36 (B.Nicolson, "The Internationale Caravaggesque Movement", Oxford, 1979, pp.85-86), è di questi anni il contatto con l'ambiente caravaggesco, come dimostrano le sue opere sicure, il 'Buon Samaritano' di Brera, del 1632 (B.Nicolson, op.cit.fig.170) e la 'Morte di Seneca' del 1635, prima al Kaiser Friederich Museum, poi distrutta nella Seconda Guerra Mondiale (H.Voss, "Die Malerei des Barock in Rom", Berlin, 1924, p. 138). [Continua in AN (Annotazioni)_OSS]
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà persona giuridica senza scopo di lucro
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900155632
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Firenze
- DATA DI COMPILAZIONE 1980
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0