Simboli dei quattro evangelisti

capitello post 1106 - ante 1115

I due capitelli compositi in arenaria poggianti su paraste polistile addossate alla parete della facciata presentano nel margine inferiore un collarino a cordoncino e in quello superiore un alto abaco scolpito con un motivo regolare a palmette strigilate. Il primo capitello interno di sinistra è scolpito a rilievo schiacciato con i simboli degli evangelisti Marco e Matteo: sul lato frontale, il leone alato e aureolato con il libro tra le zampe e le fauci spalancate; sul lato interno, l'angelo in abito lungo seduto su di un faldistorio decorato da protomi leonine recante tra le mani un volume aperto. La parte di capitello poggiante sulla parasta laterale presenta un motivo vegetale con racemi strigilati intrecciati tra loro. Il secondo capitello interno al centro mostra i simboli degli evangelisti Luca e Giovanni: lateralmente, il toro alato e aureolato che regge tra le zampe il libro; difronte, l'aquila aureolata ad ali spiegate che sostiene con le zampe il libro aperto. Il resto del secondo capitello, sulla emicolonna frontale e sulla parasta angolare, ripropone lo stile corinzio e presenta larghe foglie di acanto con le punte ricadenti disposte su doppio registro scandite da colonnine tortili; nella parte superiore rigidi caulicoli con le estremità avvolte a spirale

  • OGGETTO capitello
  • MATERIA E TECNICA pietra arenaria/ scultura
  • MISURE Altezza: 70
  • AMBITO CULTURALE Ambito Emiliano
  • LOCALIZZAZIONE Lesignano de' Bagni (PR)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE I due capitelli scolpiti di altissima qualità sono parte di una serie di sei che compongono il nartece, in origine più lungo di una campata, addossato alla facciata della chiesa in un secondo momento rispetto la fondazione dell'edificio, come dimostra la sutura muraria esistente tra il corpo longitudinale e la struttura addossata e la diversa ampiezza dei fornici rispetto al portale centrale, il cui archivolto esterno è coperto dal taglio delle volte. Due i limiti cronologici entro cui collocare la loro esecuzione: il privilegio di Pasquale II del 9 febbraio 1115, contenente l'elenco dei monasteri appartenenti alla congregazione di Vallombrosa, il più antico documento che menziona la badia di Cavana, è il termine "ante quem"; il 1106 anno di nomina a vescovo di Parma di Bernardo degli Uberti, abate generale di Vallombrosa, è il termine "post quem". I capitelli sono stati al centro di un complesso dibattito critico sostanzialmente incentrato sulle cronologie e sui rapporti culturali, di cui si cercherà di delineare brevemente le linee essenziali a partire dal 1917 con A. K. Porter (Lombard Architecture, II, p. 279) che pone i capitelli in rapporto con la cultura pavese (S. Pietro in Ciel d'Oro) datandoli 1130. Nel 1943 don Vignali riconduce il complesso abbaziale al 1106-1115 e l'esecuzione dei capitelli al 1120, dopo il terremoto del 1117. In polemica col Porter A.C. Quintavalle (1969) esclude una soluzione pavese, quindi tarda, e ricollega i pezzi a Cluny III e alle maestranze attive nella cattedrale di Parma proponendo una datazione ante 1115 intorno al 1110, dopo il chiostro di Moissac. Nel 1974 lo studioso conferma le cronologie attribuendo i pezzi al cosiddetto "Maestro dei Mesi", lapicida di formazione complessa con conoscenza della scultura aragonese (Jaca) e della cultura borgognona (Cluny III) e una esperienza mediata anche dal mondo lombardo, che permane nell'organizzazione simmetrica delle forme e nel fregio a fogliette strigilate.Certamente i confronti tra i pezzi scolpiti di Badia Cavana con alcuni capitelli dei matronei del duomo di Parma, nell'uso del medesimo soggetto dei simboli evangelici e nella tipologia del capitello corinzio, lasciano pochi dubbi sulla loro attribuzione alla stessa maestranza di lapicidi, cui Bernardo degli Uberti affida il rinnovo della cattedrale parmense dopo la sua nomina; una maestranza capace di realizzare una narrazione complessa che rielabora lo schematico bestiario lombardo e che col capitello corinzio ripropone un nuovo rapporto con l'antico e il mondo classico
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800130734
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
  • DATA DI COMPILAZIONE 2003
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • ISCRIZIONI sui rispettivi libri aperti - I capitello: "S. MARCUS EVANGELISTA"; "SANCT. MAHTHEUS EVANGELISTA"II capitello: "S. LUCAS EVANGELISTA"; "IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUT(D) DEUM" e in alto tra la testa e le ali "S. IOH.S EVANGELISTA" - lettere capitali - a incisione -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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